Mi chiamo Emilia e da tempo sono amica con Daniela, entrambe ci sentiamo chiamate ad aiutare le persone in difficoltà soprattutto famiglie con bambini.
Fino a tempo fa eravamo come due violini, che pur emanando una bella sinfonia di felicità e serenità nelle persone aiutate, abbiamo vissuto le nostre esperienze un po’ in solitudine, invece ora, da quando siamo entrate a far parte di “Rete di famiglie”, ci sentiamo inserite in un’unica orchestra, formata da strumenti diversi, ma che insieme collaborano a trovare, pur in situazioni di fragilità, quella felicità per il benessere personale e di tutta la comunità di appartenenza. Attualmente, come prima esperienza, ci occupiamo di accompagnare un bimbo in neuropsichiatria per una visita settimanale alla presenza della mamma. In questo primo caso parlare di “progetto educativo” è piuttosto prematuro perché ancora non siamo entrate in una relazione di fiduciosa empatia, pensiamo che nel tempo ciò possa realizzarsi, sempre che anche l’altra parte sia disponibile all’apertura e al dialogo sincero e non precostituito. Sicuramente quando avremo gli incontri in “Rete” il confronto verbale con gli altri per noi sarà motivo di grande arricchimento.