Paola Torelli e Giuseppe Peluso famiglia affidataria dell’Associazione Reti di famiglie Accoglienti – Gruppo di Modena.
Ricevere in cura qualcuno è un grande atto di fiducia. AFFIDO e FIDUCIA hanno la stessa radice. Affido e fiducia sono espressione di CURA. L’affido familiare ha un tempo, limitato, definito, all’interno del quale è necessario costruire il ponte fra il passato e il futuro di quel bambino. In quel tempo ogni bambino e ogni famiglia accogliente imparano a camminare insieme su quel ponte. Entrambi portano con sé le proprie storie di cui nessuno dei due conosce i dettagli. Partono come estranei legati solo da una piccola speranza di trovare un posto migliore. Durante il cammino la narrazione della propria storia inizierà e porterà con sé le emozioni che l’hanno contraddistinta. Una miscela di rabbia, dolore, attesa, speranza, volontà, amore, odio, paura sarà in ogni istante pronta a scoppiare. Se il ponte non è sicuro, non ha alte sponde, lo scoppio può far cadere il bambino e la famiglia. Si sa che le emozioni forti non si fanno contenere e travolgono tutti. Alla fine del nostro primo affido abbiamo capito che la Cura funziona se tutti hanno trovato la migliore strada possibile e anche se sono caduti, dopo si sono rialzati senza essersi fatti male. Abbiamo allora cercato sponde alte che potessero contenerci con maglie strette di una RETE a sostenere il cammino. Da sempre la narrazione di storie permette di dare un volto alle emozioni in modo da poterle riconoscere e contenere. Da questa prima storia è nata la scelta di entrare a far parte di una Rete di famiglie accoglienti. La rete è confronto, riconoscimento, formazione, amicizia, mangiare insieme, condividere i successi e gli insuccessi, le cadute e le ripartenze. La rete contiene anche quando, qualche volta la miscela scoppia. L’affido ha in sè qualcosa di finito, assomiglia quasi ad una morte prematura annunciata. La “gente” che non sa cosa sia inorridisce di fronte ad una scelta di vita che apre le porte e poi le chiude. Inorridisce a pensare alla morte di una storia d’amore annunciata. Ma ovviamente solo chi non sa può pensare questo. L’affido è una storia di amore aperta, è come un viaggio in un luogo lontano che inizia prima della partenza e non finisce al ritorno. Non importa se la vita, le istituzioni, la ”gente” non permetteranno di rivedersi, di reincontrarsi , comunque quel cammino sarà scritto nel cuore della famiglia e del bambino. Da un affido si esce sempre un po’ più ricchi, con la consapevolezza che l’amore non si divide ma si moltiplica e che l’amore ci permette di essere persone felici.